
di Gabriele Fedrizzi
Il dibattito sulla riforma moderato dal professore di diritto costituzionale dell’Università di Trento, Simone Penasa
Un’aula pienissima, affollata dai giuristi del domani, gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza di Trento, che hanno seguito con grande interesse il dibattito sul referendum costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo, organizzato dall’associazione universitaria Elsa Trento, che ha visto confrontarsi l’avvocato Veronica Manca ed il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trento Enrico Borrelli, rispettivamente a sostegno del sì e del no alla riforma, moderati dal professore di diritto costituzionale dell’Università di Trento, Simone Penasa.
Il giudice
«Nel gennaio 2027 decade l’attuale Consiglio superiore della magistratura» nota Borrelli, che prospetta: «La legittima corsa al referendum tende a questo: ottenere una riforma operativa prima che ci siano le elezioni per il nuovo Csm, perché altrimenti bisogna aspettare altri quattro anni. E quale articolo è il più cambiato rispetto alla attuale Costituzione? La norma sul disciplinare». Borrelli ha quindi sottolineato come la profonda riforma del meccanismo relativo ai provvedimenti disciplinari dei magistrati sia l’aspetto a suo parere più rilevante della riforma, con la costituzione del nuovo organo dell’Alta Corte disciplinare, nonostante vi sia ad oggi un alto numero di esposti




