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Referendum, sfida nel Campo largo. I riflessi delle urne sulla leadership e sugli equilibri pd

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di Maria Teresa Meli

La posta in gioco è alta. E una sconfitta è un rischio che non possono permettersi né Elly Schlein né Giuseppe Conte

«Nelle regioni tradizionalmente “nostre” l’affluenza è alta…però non si sa mai… Vediamo…». È questa, declinata in varie modalità e toni la frase che, in una domenica elettorale ad alta tensione e con tante aspettative, si sente ripetere più spesso tra i dirigenti del Partito democratico. Prevale la cautela, ma la speranza di infliggere una sconfitta al centrodestra è tutt’altro che sopita. Anche dalle parti dei 5 stelle, benché lì la prudenza sia minore, si preferisce aspettare la chiusura delle urne oggi.

Il centrosinistra, comunque, sa che la posta in gioco in questo referendum è alta. E una sconfitta è un rischio che non possono permettersi né Elly SchleinGiuseppe Conte. Una vittoria del «Sì», infatti costringerebbe entrambi a cambiare la formula di gioco, la squadra, il campo (largo o meno che sia) e l’allenatore. «Bisognerebbe ripartire quasi da zero», ammette un dirigente dem.

E, soprattutto, per quanto riguarda il Pd, a ripartire sarebbe lo sport sempre assai in voga in quel partito, ossia il logoramento del segretario o,

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