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Referendum, l’Unione delle Camere penali per il Sì: «Con la riforma, magistrati liberi dalla politica. E il Csm non sarebbe più un correntificio»

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di Chiara Currò Dossi

Per l’avvocato Migliucci, «non c’è una sola parola che autorizzi a disinformare i cittadini dicendo che la magistratura verrà subordinata alla politica»

«La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». È quanto recita l’articolo 104 della Costituzione, ed è quello che, sottolinea l’avvocato Beniamino Migliucci, presidente della fondazione dell’Unione camere penali, resterà il perimetro entro il quale dovranno muoversi anche eventuali future nuove leggi in materia di giustizia, anche qualora vincesse il «sì» al referendum del 22 e 23 marzo. Cuore della riforma è la separazione delle carriere, tra giudicante e requirente. «E non c’è una sola parola — sottolinea Migliucci — che autorizzi a disinformare i cittadini dicendo che la magistratura verrà subordinata alla politica. È una riforma giusta per i cittadini, a garanzia, per chi si trovi in un’aula di giustizia, di trovarsi davanti a un giudice terzo e imparziale».

Il fronte del Sì

Migliucci, con i colleghi Alessandro Tonon, presidente della Camera penale di Bolzano, Angelo Polo, Ivan Werdaner e Andreas Tscholl, fa parte del comitato per il «sì». Diverse le obiezioni sollevate dal fronte opposto. In tema di separazione delle carriere, c’è chi, come il presidente

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