
di Michele Cozzi
Pugliese, saggista e intellettuale d’area. «L’esito del voto? È il segnale di sfiducia del Paese e di paura del quadro internazionale. Come parlare d’altro mentre incombono altri problemi più seri»
Una sconfitta bruciante e inattesa per il centrodestra sulla riforma della giustizia. Cosa è accaduto? Un errore di interpretazione oppure qualcosa di più? Ne discute con il Corriere, Marcello Veneziani, pugliese, saggista, intellettuale d’area, ma a volte controcorrente rispetto a certa vulgata prevalente nel centrodestra di governo.
Marcello Veneziani, l’esito del voto lo interpreta come un incidente di percorso oppure un segnale da analizzare?
«È il segnale di sfiducia del Paese e di paura del quadro internazionale. Come parlare d’altro mentre incombono altri problemi più seri».
Ci sono stati errori di comunicazione?
«Da entrambi le parti. Però pensavo che gli eccessi avrebbero allontanato dalle urne. Invece è accaduto il fenomeno opposto».
Un’onda non prevista dagli esperti. Vuol dire che sono in atto nel ventre della società dinamiche socio-culturali non percepite?
«Il fattore dell’imprevedibilità non è dovuto all’area politica e culturale che si è opposta alla riforma, quanto allo scollamento nell’area politica che sostiene il governo. E’ apparso che in quattro anni non




