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Referendum giustizia: siamo nella «Repubblica dei giudici»

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La sinistra si intesta una vittoria che è invece solo delle toghe: con la sconfitta della politica sancita ieri, avranno sempre più potere e presenteranno il conto anche agli «alleati». La scossa auspicata dal consigliere di Mattarella è arrivata: ci aspetta un anno difficile.

L’Italia è una Repubblica giudiziaria, fondata sul potere della magistratura. La sovranità appartiene ai giudici, che la esercitano nelle forme e nei limiti decisi dal Csm». Pensate che stia scherzando? No: l’articolo uno della Costituzione è stato riscritto ieri con la vittoria del No. Il voto del 22 e del 23 marzo, infatti, rappresenta la definitiva sconfitta della politica e della seconda Repubblica e l’inizio della terza, con il trionfo delle toghe.

Sebbene il centrosinistra si intesti il successo della campagna referendaria contro la riforma del ministro Carlo Nordio, è evidente che a uscire galvanizzata dal confronto è stata l’Anm, che in questi mesi si è sostanzialmente evoluta in un soggetto politico e come tale ha agito. Messo da parte il codice penale, i sindacalisti di giudici e pm si sono trasformati in militanti, abbandonando il paludato linguaggio giuridico per adottarne uno da attivisti.

Il trionfo delle toghe e la mutazione dell’Anm

Lo si è

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