
di Gimmo Cuomo
La magistrata in servizio a Santa Maria Capua Vetere: «Siamo ancora uno dei pochissimi paesi nel mondo a non prevedere la separazione delle carriere». E ancora: «Chi osteggia il cambiamento teme di perdere potere»
Nel corso della campagna elettorale per il referendum sulla riforma della giustizia è diventata sul campo la front woman del Sì. Annalisa Imparato, nata a Bari, dove a metà degli anni ottanta il padre Luigi ha militato come portiere nella locale squadra di calcio, tra serie A e B, dopo le elementari è rientrata a Castellammare di Stabia, la città d’origine della famiglia. E dopo aver conseguito la licenza liceale si è laureata in Giurisprudenza alla Federico II. La premessa per inseguire il sogno di entrare in magistratura. Obiettivo centrato: attualmente è pm a Santa Maria Capua Vetere.
Domenica, su questo giornale, Antonio Polito ha scritto che Napoli è diventata capitale del confronto sul referendum. E questo non solo in virtù della storica scuola giuridica e per aver dato all’Italia tre presidenti della Repubblica tra i quali Giovanni Leone, protagonista alla Costituente, ma, in questo caso, per le ripetute esternazioni del procuratore Gratteri. Condivide?
«La prima parte. Napoli è un crocevia




