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Referendum, dopo la festa del fronte del No in piazza Castello: «Ora il problema è rimanere uniti»

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di Paolo Coccorese

Con la Cgil, le varie anime della vittoria. Tante le bandiere, pochi giovani. «C’è un limite di rappresentanza»

In piazza Castello, dove la Cgil ha convocato la festa per celebrare la vittoria del «no» al referendum sulla giustizia, qualcuno alla fine balla. Come nelle vecchie balere, ma la soddisfazione è palpabile: fino a pochi mesi fa pareva impossibile avere la meglio sulla premier Giorgia Meloni. E invece, dopo la sconfitta al voto, il «governo più stabile d’Europa» (copyright dell’Economist) perde anche pezzi. Quando arriva la notizia delle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, esponente di FdI al centro dello scandalo Bisteccheria, scatta l’applauso. «È il primo incidente politico di questo governo», commenta al microfono Federico Bellono, segretario generale della Cgil e padrone di casa del sit-in che ha riunito le molte anime della sinistra.

Davanti alla Prefettura, la prima cosa che si nota sono le bandiere. Quelle «fisiche», di chi la battaglia contro la riforma della Costituzione l’ha combattuta a colpi di comizi, come il professore Gustavo Zagrebelsky. E quelle vere e proprie, di tessuto. Non tantissime, ma diverse sì. Sventolano insieme i drappi di Cgil, Auser, Libera, Fiom, Giovani Democratici (e non del Pd),

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