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In un presente in cui conquiste date come assodate (almeno nel nostro lato del mondo), come la pace, i diritti umani, l’impianto stesso di democrazia stanno venendo meno, solo la costruzione di un altro futuro può dare nuovo nome alla speranza. È dedicata a Le nuove generazioni del mondo la quarta edizione del Festival internazionale dell’economia, che si tiene a Torino dal 30 maggio al 2 giugno, e che è stato presentato martedì 1° aprile al Collegio Carlo Alberto (Cca) di Torino.
La rassegna a cura di Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto — Torino Local Committee (Tolc), con la direzione scientifica di Tito Boeri, è stata anticipata il 1° aprile da Giorgio Barba Navaretti, presidente del Cca, che ha introdotto il tema ribadendo che «le difficoltà dei giovani non sono solo legate alle guerre, ma anche al mondo della tecnologia e al bisogno di dare loro una prospettiva del futuro».
Dopo i saluti istituzionali di Rosanna Purchia (assessora alla Cultura del Comune di Torino) e di Andrea Tronzano (assessore al Bilancio e attività produttive della Regione Piemonte); la parola è passata a Maria Laura Di Tommaso (Tolc e Università degli Studi di Torino), che ha ricordato che quello che fa il festival è divulgare la ricerca, attraverso un’esperienza significativa e coinvolgente, ragionando sulle prospettive future dell’economia globale a partire da tutti i cambiamenti in atto che generano incertezze e paure nelle nuove generazioni, «ma saranno loro a dover mettere in atto i cambiamenti».
Tra i temi centrali, si discuterà di benessere mentale, istruzione, diritti, e di tutti quegli ambiti in cui oggi si riscontrano disagio e difficoltà, dal lavoro alla vita sociale. Questo sarà fatto con incontri (oltre cento) con economisti (tra cui i Nobel Daron Acemoglu, 2024, e Christopher Pissarides, 2010, che inaugureranno la rassegna moderati da Tito Boeri; ma anche Michael Spence, Paul Krugman e James Heckman). Poi sociologi (come Chiara Saraceno, o Francesca Coin che con la scrittrice Ginevra Lamberti parlerà di come sia cambiato il senso del lavoro per i giovani); statistici, demografi (Alessandra Minello parlerà di generazioni senza figli); scrittori (Paolo Giordano, Fabio Geda) e psicologi e psicoanalisti (come Matteo Lancini e Massimo Recalcati).
La presentazione è poi proseguita con Giuseppe Laterza, presidente dell’omonima casa editrice, che ha introdotto il tema del festival spiegando che oggi «si è esaurito un ciclo molto lungo in questa parte del mondo, ideale prima ancora che politico, economico e sociale, partito da un’Europa distrutta moralmente e materialmente dalla Seconda guerra mondiale. Un ciclo che si era fondato su alcune idee lungimiranti, che non hanno solo dei fondatori politici, ma anche dei padri economisti, che hanno edificato idealmente l’Europa». Oggi però, ha aggiunto, «sembrano prevalere idee di una società chiusa, oligarchica piuttosto che inclusiva. E in una società presentista, incapace di guardare al futuro, sembra che prevalgano gli interessi e non le idee. Il tema di quest’anno, pensato da Tito Boeri, vuole perciò ribaltare questa prospettiva».
Al «Corriere», poi Laterza ha detto: «Quando leggiamo le notizie, si ha l’impressione di aver perso il senso della prospettiva e del futuro, invece di occuparci dei problemi che riguardano i giovani e dei cambiamenti climatici, facciamo la guerra dei dazi. Mettere al centro del festival il tema delle nuove generazioni vuol dire recuperare una prospettiva di futuro. E dire alle nostre classi dirigenti, che spesso si guardano i piedi quando camminano, anziché l’orizzonte, che abbiamo bisogno di politiche, anche economiche, che riguardino le nuove generazioni».
«Le generazioni più giovani — ha concluso l’editore — sono molto più aperte e lungimiranti delle vecchie, forse per un fatto fisiologico e di età, e se guardiamo all’età di Trump, o di Putin, penso che dovrebbe governare chi ha di fronte a sé un’altra prospettiva di vita. Il successo della serie Adolescence ci dice che i giovani si sentono tagliati fuori e non hanno la forza che avevano le generazioni precedenti di protestare collettivamente. Oggi il riscatto o la disperazione sono sempre una cifra individuale. E questo è un tema forte, perché l’economia si occupa di relazioni. Dobbiamo costruire una nuova idea di collettività, con al centro i giovani a decidere. Noi cerchiamo di consegnare la nostra esperienza; poi la costruzione del futuro dev’essere fatta in base a linguaggi e stili nuovi, forse con valori antichi, che possono essere gli stessi che hanno ispirato altri giovani che andavano in montagna a fare la Resistenza».
A Tito Boeri, le conclusioni della presentazione. Il direttore scientifico ha mostrato due grafici con le percentuali di disperazione percepita, per età, dagli anni Novanta a oggi (indagini svolte in 150 Paesi del mondo): oltre a essere aumentata, è cambiata l’età. Prima il malessere si toccava intorno ai 50 anni; oggi i picchi di depressione e disagio mentale riguardano l’adolescenza. «Bisogna trovare le ragioni — ha detto Boeri — del disagio diffuso tra i giovani, che cercheremo di capire al festival. Tra le cause, parleremo del Covid, del ruolo degli smartphone, del ruolo dei genitori, la discriminazione lavorativa… Allora ci chiederemo: come dar loro nuove possibilità? Da tempo ci sono anche molti giovani che lasciano il nostro Paese per andare all’estero (il fenomeno drain brain), ma nel contesto attuale ora abbiamo l’opportunità, come sistema Paese e universitario, di attrarre in Italia anche dei ricercatori stranieri di altissimo livello. Perché quello che sta succedendo oltre Atlantico, oltre a essere ragione di preoccupazione, può diventare per noi una nuova opportunità per attirare nuove menti, che oggi guardano a noi con molta più attenzione di quanto abbiano fatto in passato. E questo è qualcosa di positivo di cui parleremo al festival: riportare da noi ragazzi che sono andati all’estero, o portarne di nuovi».
2 aprile 2025 (modifica il 2 aprile 2025 | 19:09)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
2 aprile 2025 (modifica il 2 aprile 2025 | 19:09)
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