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Quei timori dei ministri per il caso Nato che può innescare reazioni «pericolose»

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di Simone Canettieri

Il possibile allarme terrorismo non viene sottovalutato da Palazzo Chigi, senza alimentarlo. L’incontro tra Meloni e Macron per rinnovare un’amicizia e una collaborazione che non è stata immune agli scricchiolii, in questi anni

Dal nostro inviato
No, nemmeno quella. Se almeno il segretario della Nato Rutte avesse pronunciato le sue dichiarazioni da qui — sui 500 voli accordati dall’Italia agli Usa per l’operazione militare in Iran — di sicuro avrebbe avuto un’attenuante generica, forse lo avrebbero quasi capito: Mark si è preso un colpo di sole. Invece no. A Ville Eilenroc, in una serra tropicale a cielo aperto che quasi produce allucinazioni (per non parlare di quella riservata alla stampa) Meloni, accompagnata da mezzo governo italiano, sta su un palco insieme a Macron, con al seguito una parte della di lui squadra. È l’ennesimo capitolo di una relazione complicata, quasi una saga, fra Giorgia ed Emmanuel, fatta di alti e bassi, strappi e ricuciture. Un legame che però adesso sembra brillare, in maniera speculare ai rapporti tra Roma e Washington. «È solo una coincidenza temporale, un caso del destino: questo appuntamento era in agenda da tempo», dice il ministro e capodelegazione di Fratelli d’Italia Francesco

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