
di Lorenzo Cremonesi, da Kiev
«Meno figli e meno soldi», ma anche «meno depressione». Cinque storie dalle case di Kiev, Kramatorsk, Kharkiv e dal fronte raccontano come è cambiata l’Ucraina a quattro anni dall’invasione
Il medico: «Non lasceremo il Donbass, o perderemmo ogni cosa»
«In quattro anni per me è cambiato tutto, davvero tutto. Per le vacanze del Natale 2021 con mia moglie e le nostre due figlie di 17 e 28 anni parlavamo di andare a sciare in Italia. Non abbiamo mai avuto bisogno di soldi, a Kramatorsk possiedo due cliniche mediche, un albergo, alcuni appartamenti. Ma adesso rischiamo di perdere ogni cosa. I russi bombardano e se dovessimo ritirarci dal Donbass non mi rimarrebbe nulla». Il racconto del 51enne Alexey Yakovenko, che vive a Kramatorsk e dall’inizio della guerra fa il medico militare nell’ospedale locale, spiega il dramma molto comune della gente del Donbass. Per loro l’attacco russo non è solo paura delle bombe e rischi concreti di rimanere isolati nel cuore della battaglia con i droni kamikaze a caccia di vittime.
«Da quattro anni la mia famiglia è andata a Kiev, io sono rimasto per fare il soldato e controllare le nostre proprietà.




