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Quanto incide l’inflazione sui rinnovi annuali di affitto (e cosa conviene ai proprietari): gli aumenti di febbraio 2026 nelle città italiane

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Per i proprietari, si tratta di decidere se scegliere come regime fiscale la cedolare secca o l’Irpef: i conti su cosa conviene fare

Quando determina l’importo di un contratto di locazione residenziale di lunga durata il proprietario è chiamato a fare una scelta al buio: infatti chi affitta non sa a quanto ammonterà l’inflazione per otto anni e quindi non può valutare a priori se la scelta di pagare la cedolare secca risulterà conveniente.
Torniamo sugli aspetti fiscali dei contratti di locazione di cui ci siamo già occupati molte volte partendo da un’analisi del portale idealista.it che sulla base dell’aumento dell’indice Foi (costo della vita per famiglie di operai e impiegati calcolato mensilmente dall’Istat) ha calcolato di quanto potrebbe aumentare il canone di locazione.

Affitto medio da 900 euro

Innanzitutto, l’aumento dell’indice a febbraio è stato solo dello 0,5%. Questo comporta su un affitto medio da 900 euro un aumento di circa 4 euro al mese e 48 all’anno. Sempre restando su dati medi, per un trilocale si va a seconda delle città da un massimo di 10 euro al mese di Milano, ai 9 di Firenze, i 7 di Roma e i 6 di Napoli. Poca cosa almeno per il momento.

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