di Isidoro Trovato
L’analisi di Ferruccio de Bortoli sul decreto per la trasparenza dei salari che rischia di deludere le aspettative
La montagna (del lavoro) ha partorito il topolino (dell’equità)? Se lo chiede Ferruccio de Bortoli nella consueta analisi su L’Economia in edicola domani con il Corriere della Sera.
«Il decreto legislativo — scrive de Bortoli — con il quale il governo si appresta a introdurre la trasparenza dei salari e degli stipendi sembrava destinato a rivoluzionare i rapporti tra colleghe e colleghi di lavoro e, tra questi, e i loro superiori. Ma, alla fine, probabilmente non turberà le gerarchie aziendali più di tanto né darà luogo a nuove vertenze. Anche perché sono gli stessi sindacati, non solo le imprese, a temere l’eccesso di trasparenza che può suscitare reazioni individuali di gestione complessa e provocare sussulti sul mercato delle qualifiche più richieste».
Le nuove norme sulla trasparenza delle retribuzioni (direttiva Ue) devono essere recepite dal 7 giugno. Ma l’equità di trattamento, soprattutto tra uomini e donne con analoghe mansioni e carriere, rischia di nuovo di restare sullo sfondo. In sede di attuazione si è stabilito che, se si applicano i contratti collettivi nazionali, il rispetto della parità




