
di Greta Privitera
Manifestazioni in tutto il Paese, una decina le vittime. Gli ayatollah: non tollereremo nessuna ingerenza
Gli zaini sono sempre pronti, accanto alla porta. Lo racconta Ali che da tre giorni marcia per le strade di Teheran contro la Repubblica islamica. Si è rimesso lo zaino sulle spalle, quello lasciato a casa dopo la brutale repressione del movimento «Donna, Vita, Libertà», ed è tornato a urlare «Morte al dittatore». «Con i compagni di corso abbiamo deciso di unirci ai commercianti», racconta lo studente arrestato nel 2022.
Nessun iraniano, nessuna iraniana si stupisce di questa nuova ondata di manifestazioni, partita domenica dal Gran Bazar di Teheran, passata per le strade di Shiraz, Mashhad, Qom, e già arrivata fino ai villaggi sperduti, trascinando in piazza migliaia di persone. Questa volta sono l’inflazione al 42 per cento e la fatica di chi non arriva a fine mese a far saltare gli argini dell’ordine islamista. Ma rivolta dopo rivolta la distanza tra popolo e ayatollah si è allargata fino a diventare una voragine che attraversa tutto il Paese — sindacati, minoranze etniche, generazioni —, e ogni protesta si tramuta in speranza di cambiamento.
Donald Trump non si




