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Primo suicidio assistito in Piemonte, la Curia: «Sconfitta umana e sociale»

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di Simona De Ciero

La morte di Alberto scuote le istituzioni: in Regione arriva la proposta bipartisan Lega-Avs per una legge

«Lo faccio perché è giusto. Se una persona vuole smettere di soffrire, mi aspetto si trovi una risposta nel pieno rispetto della sua libera scelta». Le parole di Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Regione Piemonte, irrompono in un dibattito che da anni procede a strappi ma che ora, dopo il primo suicidio medicalmente del Piemonte, va affrontato. 

Ricca chiede l’apertura di un tavolo di confronto sul fine vita medicalmente assistito insieme alla collega di minoranza Alice Ravinale (Avs). Non un manifesto ideologico, ma l’invito a parlarne. «So che il tema è difficile e va normato in sede nazionale — aggiunge — ma, come Piemonte, è nostro dovere discuterne in aula». Il punto, in questo caso, è politico prima ancora che giuridico. «Non è accettabile avere 20 Regioni con 20 approcci diversi, tantomeno può esistere un turismo del fine vita», osserva Ricca. Il rischio evocato è quello di un’Italia a macchia di leopardo, dove l’accesso al suicidio medicalmente assistito sia «più semplice» in un territorio e «più difficile» in un altro.

Una diseguaglianza che

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