
Il mercato racconta un calcio sempre più diviso: da una parte la potenza finanziaria inglese, dall’altra club costretti a puntare su sostenibilità, giovani e plusvalenze per tenere il passo
Parliamo di Europa, e allora partiamo dai campioni d’Europa. Il Paris Saint Germain vincitore delle ultime due Champions League ha chiuso il mercato estivo in maniera economicamente assai virtuosa: il club dell’emiro qatariota Al Thani ha speso 150 milioni di euro tra Ferran Torres, Akliouche, Godts e Digne, ma ne ha incassati oltre 330 per Barcola, Kolo Muani, Kang-in Lee, Mbaye e Gonçalo Ramos, nessuno fondamentale, tutti venduti a carissimo prezzo. La squadra in mano a Luis Enrique era eccezionale ed è rimasta tale, con il sogno del triplete consecutivo in Champions sostenuto anche da una certa avvedutezza economica.
Bolla inglese—
Cosa che manca totalmente alla Premier League. Che vive in un pianeta a sé stante sotto molteplici aspetti: fruizione del calcio, stadi, passione, diritti tv, diffusione nel mondo. Ed economia. I 20 club del campionato inglese hanno di nuovo sbaragliato la concorrenza in questo mercato sfondando la barriera dei 4 miliardi di spesa, più di Italia, Spagna, Francia e Germania messe insieme, ma le perdite sono altrettanto spettacolari e




