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Portabilità fondi pensione, dal 31 ottobre si può cambiare senza perdere il contributo del datore

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Dopo due anni di iscrizione i lavoratori potranno trasferire la posizione a un altro fondo o a un Pip e continuare a ricevere i versamenti dell’azienda. Ecco cosa cambia e come muoversi

Cambiare strada quando si è iscritti a un fondo pensione negoziale di categoria voleva dire, finora, quasi sempre rinunciare ai soldi versati dal datore di lavoro. Dal 31 ottobre 2026 non sarà più così. Con la portabilità del contributo datoriale, prevista dalla Legge di Bilancio 2026 e slittata da luglio dopo il decreto Pnrr, il lavoratore potrà scegliere un altro fondo e continuare a ricevere la quota dell’azienda. Resta un paletto: bisogna essere iscritti da almeno due anni.

Contributo datoriale: cos’è e quanto vale per la pensione integrativa

Accanto al Tfr e ai versamenti del dipendente, nel fondo pensione può confluire anche una somma messa dall’azienda. Si chiama contributo datoriale e il suo importo dipende dal contratto collettivo. Nel settore metalmeccanico, ad esempio, vale il 2% del minimo contrattuale (2,2% per i giovani under 35 appena iscritti), mentre al lavoratore viene chiesto l’1,2% del minimo tabellare. Non si vede in busta paga, perché va direttamente sulla posizione previdenziale e fa crescere la futura rendita. Rinunciarvi, quindi, significava

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