di Claudia Voltattorni
Il presidente del Gruppo Ponti e di Federvini: «L’export con gli Usa del settore vale 2,5 miliardi di euro, bisogna difendere un mercato che ama i nostri prodotti»
«Il panico non serve, l’arma migliore è mantenere il sangue freddo. Anche se certo, c’è grande incertezza e con l’incertezza non si lavora bene».
Giacomo Ponti, da presidente di Federvini, Italia del Gusto e presidente del Gruppo Ponti, è ottimista?
«La situazione è molto liquida e ingarbugliata. Ma dal ministro Tajani agli altri ministri tutti stanno lavorando per le aziende italiane e mi auguro si arrivi presto ad un chiarimento. Non va dimenticato che l’Italia non è solo un partner commerciale degli Stati Uniti, ma anche un alleato con cui condividiamo valori e un rapporto solido».
Nuovi dazi al 15% danneggeranno il suo settore?
«Bisogna capire se saranno tariffe omnicomprensive o si aggiungono al 15% di oggi, siamo in attesa, ma al netto dell’incertezza, io le leggo in continuità con il 15% in vigore dal 7 agosto, quindi non cambia nulla. Se si torna al 10% tanto meglio».
Quel 15% come si è tradotto per il Gruppo Ponti?
«Purtroppo è finito sul consumatore




