
di Simone Canettieri
La premier lo rassicura. Ma il decreto sul Ponte sullo Stretto slitta
Subito dopo essersi congedata dalla presidente «amica» del Parlamento europeo, Roberta Metsola, Giorgia Meloni incontra e rincuora il leader della Lega, Matteo Salvini. Il ministro delle Infrastrutture arriva a Palazzo Chigi con la luna storta. Non ha gradito le dichiarazioni «possibiliste» di Forza Italia sui fondi del Ponte sullo Stretto che si potrebbero dirottare a favore delle regioni del Sud, Sicilia in testa, martoriate dall’uragano Harry.
Parole e «off» che si aggiungono alla linea delle opposizioni. La premier rassicura l’alleato del Carroccio indispettito con il governatore Renato Schifani e ovviamente con Antonio Tajani, il capo di FI. La vive come una «provocazione» che potrebbe costare una crisi politica.
D’altronde il giorno non è proprio dei migliori per l’opera simbolo di Salvini. Perché? Il decreto che doveva recepire i rilievi della Corte dei Conti e nominare il commissario straordinario, Pietro Ciucci, è fermo ai «box» dei «meccanici» di Alfredo Mantovano. Ai tecnici del legislativo di Palazzo Chigi serve ancora tempo per «blindare», norme alla mano, il testo prima dell’approdo in Cdm.
E comunque si resta sempre lì: sfornare un provvedimento sul




