
di Andrea Patroni Griffi
Quando Nord contro Sud divenne politica: l’eredità di Bossi e l’indebolimento della solidarietà nazionale
Il modo più serio di ricordare figure come Umberto Bossi e Paolo Cirino Pomicino, scomparsi a distanza ravvicinata, non è indulgere nella retorica, ma restituire uno spaccato di verità storica su due stagioni politiche diverse ma strettamente intrecciate, decisive per la storia repubblicana. Due traiettorie opposte, che aiutano a comprendere come è cambiato il rapporto tra politica, istituzioni e unità nazionale negli ultimi decenni. Umberto Bossi è stato uno dei protagonisti più influenti della cosiddetta Seconda Repubblica.
Dal punto di vista del Sud, ma in realtà dell’Italia tutta, la sua eredità politica resta difficilmente separabile dalla rottura che la Lega Nord introdusse nel discorso pubblico nazionale. La Lega fu il primo grande partito esplicitamente territoriale in Italia: un partito nato non per rappresentare l’interesse nazionale, ma per tutelare gli interessi di una sua sola parte, quella più ricca. Fu un fatto politicamente dirompente, che cambiò il linguaggio pubblico, sdoganando finanche espressioni di odio territoriale, mascherate da pregiudizio antropologico, e contribuì a rendere più aspra la frattura tra Nord e Sud. La Lega bossiana fu anche la prima forza politica




