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Pmi e intelligenza artificiale: diffusione record, ma l’uso resta ancora superficiale

di Redazione Economia

Una ricerca su 500 piccole e medie imprese italiane evidenzia un’adozione diffusa dell’Ai, spesso priva di strategia. Ma i benefici in termini di produttività sono già concreti. Le sfide: nuove competenze e gestione dei dati

L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nel panorama quotidiano delle piccole e medie imprese italiane. Secondo una ricerca promossa da Sibill in collaborazione con Astraricerche, l’81% delle Pmi dichiara di utilizzare strumenti basati su Ai. Un dato che conferma un entusiasmo diffuso e una crescente consapevolezza delle opportunità offerte dalle nuove tecnologia.

Tuttavia, dietro questa ampia diffusione si nasconde una realtà più complessa: solo una minoranza delle aziende ha integrato davvero l’intelligenza artificiale nei propri processi. Appena 1 impresa su 4 la utilizza in modo continuativo e strutturato, mentre circa un terzo ne fa un uso sporadico, spesso senza obiettivi chiari.

Uso quotidiano e strategie

La ricerca mette in evidenza una distinzione fondamentale. Da un lato c’è l’uso “tattico” dell’AI: chiedere a strumenti come ChatGPT, Gemini o Copilot di scrivere email, generare testi o rispondere a domande. Dall’altro lato c’è l’adozione “strategica”, in cui l’Ai viene integrata nei processi aziendali, lavora sui dati interni e contribuisce alle decisioni.
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