
di Lorenzo Padoan
Sant’Orsola, è una delle otto tecniche sperimentate per ridurre l’uso dei fitofarmaci
Lo si vede avanzare lentamente tra le piante di piccoli frutti, come un piccolo mezzo agricolo arrivato dal futuro. Non spruzza nulla. Non distribuisce prodotti sulle foglie. Non c’è il consueto odore dei trattamenti. Il suo compito è colpire i nemici della coltivazione con la luce. È il «robot killer» che Sant’Orsola sta sperimentando nei campi dei propri soci attorno a Levico Terme. La sua arma sono i raggi ultravioletti UV-C, utilizzati per contenere e distruggere alcuni dei principali patogeni e parassiti dei piccoli frutti: oidio, botrite e ragnetto rosso. Una tecnologia fisica, alternativa al trattamento chimico, che punta a trasformare la lotta alle malattie delle piante in una questione di precisione: arrivare dove serve, quando serve, senza distribuire fitofarmaci. Il robot è stato uno dei protagonisti del primo workshop europeo di Bioconfarm, il progetto voluto e sostenuto dalla Commissione europea per favorire la diffusione in agricoltura di pratiche sostenibili e realmente alternative all’impiego dei fitofarmaci.
La scelta della cooperativa trentina non è casuale. Sant’Orsola è l’unica azienda italiana tra le cinque realtà agricole europee selezionate da Bioconfarm e rappresenta l’intero comparto




