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Petti: «A difesa della sovranità alimentare, Ue e governo italiano aiutino la filiera del pomodoro»

di Fabio Sottocornola

Nei piani dell’azienda di conserve e sughi, l’acquisto di una catena di market «per dare spazio a prodotti del territorio e vendere direttamente i nostri marchi»

Unione europea e governo italiano devono aiutare di più i produttori del pomodoro. Bisogna aprire un tavolo di confronto con la grande distribuzione, a partire dalle promozioni a scaffale. Infine, la sovranità alimentare deve passare anche attraverso le imprese: molte italiane e di famiglia stanno cambiando assetto di proprietà. Si allarga a tutto campo l’analisi del mercato di Pasquale Petti, l’imprenditore di 44 anni alla guida come direttore generale del gruppo nato più di un secolo fa (1925) e saldamente in mano alla famiglia, che sviluppa un giro d’affari da 300 milioni con oltre 700 dipendenti diretti. «E per il 2026 prevedo una leggera crescita, anche se tutta la nostra industria fa i conti da tempo con un calo della marginalità». Arrivato alla quarta generazione, il gruppo è composto da due aziende che operano in modo separato: la Antonio Petti fu Pasquale con sede a Nocera Superiore (Salerno) attiva nella trasformazione del concentrato di pomodoro per il private label e il mercato estero sotto la guida del padre Antonio

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