di Federico Fubini
Mosca offre barili e metano (sanzionati) per arginare l’emergenza
Vladimir Putin non ha perso tempo per cercare di sfruttare la situazione sui mercati dell’energia nel weekend. Nelle ultime ore ha parlato con l’uomo forte dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman, con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani, con quello degli Emirati arabi uniti Mohammed bin Zayed Al-Nahyan e con il re del Bahrein Hamad bin Isa Al-Khalifa. Sono gli uomini che governano l’Opec e il giorno prima avevano deciso un aumento di produzione di greggio (pari allo 0,3% della domanda mondiale) sapendo che non arriverà sul mercato, perché lo Stretto di Hormuz è chiuso. Dunque non aiuterà a contenere i rialzi delle quotazioni.
Il petrolio russo
La Russia di Putin, invece, ha il problema opposto. Non può aumentare l’offerta di petrolio, perché l’obsolescenza dei suoi impianti sta facendo calare l’estrazione sotto i 10 milioni di barili al giorno per la prima volta da anni. Ma Mosca ha una miriade di petroliere-ombra con almeno 150 milioni di barili parcheggiate in mare, in giro per il mondo, perché le sanzioni inducono ormai anche le raffinerie di Cina o India ad andarci piano a rifornirsi dai russi.




