di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dalle petroliere iraniane ai flussi agricoli, Washington valuta deroghe mirate e interventi logistici per aumentare l’offerta globale e contenere inflazione e rischi recessivi
Non è un cambio di linea dichiarato. Ma nei fatti gli somiglia. Washington sta progressivamente rimodulando il proprio sistema sanzionatorio su energia, materie prime e trasporti, trasformandolo da strumento geopolitico rigido a leva flessibile per contenere l’inflazione globale. Il caso più evidente riguarda il petrolio iraniano già caricato su petroliere e fermo in mare, che gli Stati Uniti stanno valutando di rimettere sul mercato con una deroga temporanea.
l ritorno dell’offerta: petrolio iraniano come leva anti-prezzi
Il segnale è arrivato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha parlato esplicitamente della possibilità di «de-sanzionare circa 140 milioni di barili iraniani» già in navigazione. Una misura tecnica, ma politicamente significativa: aumentare l’offerta globale utilizzando proprio il petrolio di uno dei principali avversari strategici degli Stati Uniti.
Il contesto è quello di un mercato sotto pressione estrema. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche nel Golfo e le tensioni sullo stretto di Hormuz hanno ridotto i flussi disponibili e spinto il greggio sopra i 100 dollari al barile. In queste condizioni, anche un




