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Peter Thiel: ecco cosa si è veramente detto alle sue conferenze tra fede, tecnologia e il rischio dello Stato Mondiale

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«Cosciente di possedere in sé una grande forza spirituale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene, Dio, il messia. Egli credeva in ciò, ma non amava che sé stesso».

Con queste parole, il teologo russo, Vladimir Soloviev, nei suoi Tre Dialoghi, introduceva la figura dell’anticristo, da lui dipinto come un «superuomo» pacifista, vegetariano, universalista e campione di tolleranza. Una figura che, promuovendo esclusivamente il benessere e la tranquillità materiali, conduce gli esseri umani a dimenticare la trascendenza, sostituendo l’amor sui all’amor Dei. Fu del resto San Paolo, nella prima lettera ai Tessalonicesi, a scrivere che «come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore», per poi aggiungere: «E quando si dirà: “Pace e sicurezza”, allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà».

L’anticristo non è dunque un personaggio esplicitamente malvagio, ma una figura subdola che, imitando Cristo, ne perverte la natura, trasformandola nel suo opposto per negarla e condurre l’umanità alla perdizione. Ripresa anche da Benedetto XVI e dal cardinale Giacomo Biffi, l’opera di Soloviev ha avuto il merito di proiettare il problema dell’anticristo nella società contemporanea. In altre parole, i Tre Dialoghi ci

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