di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il finanziere britannico si nasconde dietro nomi falsi, evita i telefoni e ha costruito una fortuna tra società offshore, Formula 1 e AI. Ma le battaglie giudiziarie e un data center da 2,8 miliardi lo stanno portando sotto i riflettori
Quando si presentò negli uffici newyorkesi di Dorilton Capital, la società che aveva acquistato la scuderia Williams di Formula 1, il suo badge non riportava il nome Peter de Putron. C’erano invece quello di Ralph Macchio e la fotografia dell’attore protagonista di Karate Kid. Per qualche tempo anche i dipendenti cominciarono a chiamarlo Ralph. Non era uno scherzo qualsiasi. De Putron, 62 anni, è uno dei finanzieri più ricchi e misteriosi della Gran Bretagna. Ha costruito un impero che spazia dagli algoritmi finanziari alla Formula 1, dall’intelligenza artificiale alle foreste della Nuova Zelanda. Eppure di lui non circolano fotografie pubblicamente verificabili, le interviste sono praticamente inesistenti e perfino alcuni collaboratori di lunga data non conoscono il suo numero di cellulare. Ma ora, dopo decenni trascorsi lontano dai riflettori, il miliardario sta diventando suo malgrado un personaggio pubblico.
La riservatezza per il finanziere è quasi un’ossessione. Secondo persone che lo conoscono, le cui testimonianze




