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Perché Trump ha attaccato l’Iran ora? Le sei ragioni che lo hanno convinto

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di Federico Rampini

L’analisi di Rozenblat, ricercatore che ha lavorato nell’apparato di sicurezza israeliano: «Un cambio di regime ora», aveva scritto, «potrebbe essere più favorevole di un lungo processo diplomatico»

Perché Donald Trump ha ordinato l’attacco sull’Iran?

La decisione era da giorni nelle mani del presidente. I preparativi erano in corso da giorni. E gli Stati Uniti avevano spostato «a distanza utile» una quantità di forze militari tale da permettere un intervento militare di lunga durata.

Il rafforzamento militare era proseguito nonostante proseguissero i colloqui tra le delegazioni di Washington e Teheran: molti funzionari americani erano rimasti per tutto questo tempo scettici sulla possibilità di un accordo. Trump pretendeva infatti la rinuncia completa al programma nucleare, incluso lo stop all’arricchimento dell’uranio; Israele spingeva perché venisse smantellato anche l’arsenale missilistico iraniano.

Israele si preparava da settimane a un possibile conflitto, a soli 8 mesi dalla guerra di 12 giorni in cui Stati Uniti e Israele avevano colpito siti militari e nucleari iraniani.

Il dispiegamento americano era imponente: decine di caccia e di aerei cisterna per rifornimento in volo, due gruppi d’attacco con portaerei (la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald Ford) con relative scorte di incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini

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