
Tra record sulla Cipressa e leggi della fisica, lo sloveno insegue l’ultimo tassello per la storia. L’analisi del preparatore Maurizio Mazzoleni: “Sforzi brevi e scia favoriscono i passisti, per battere Van der Poel e Ganna servirebbe più salita”
L’ha corsa cinque volte. La prima in quella storica, e unica, edizione del 2020, era Covid: la Milano-Sanremo si disputò l’8 agosto e Tadej Pogacar chiuse 12° a 2” dal vincitore fiammingo Van Aert. Nel 2022 è stato quinto a 2” dal connazionale Mohoric, protagonista di una discesa dal Poggio (con sella abbassata) che gli permise di fare il vuoto; nel 2023 quarto a 15” da Van der Poel, irresistibile sul Poggio; nel 2024 e 2025 due terzi posti, alle spalle di Philipsen e Matthews in volata nel primo caso, e battuto allo sprint da Van der Poel e Ganna l’anno scorso. Eppure Pogacar ha animato come pochi la Classicissima. Sul Poggio (sempre) e sulla Cipressa (l’anno scorso), quando ha segnato il nuovo record di scalata dell’unica salita lunga (5,6 km) della Sanremo: 8’57” alla media di 37,1 km/h. Pantani nel 1999 ci mise 9’37”. Eppure così disse, amaro, dopo il terzo posto del 2025: “Ho la sensazione che la Sanremo possa




