
di Davide Frattini
Il premier israeliano è convinto di avere l’opportunità di mutare l’intera regione. È lui ad annunciare che Khamenei «è stato ucciso»: «Tutto il mondo sta sentendo il ruggito del leone»
Il discorso in parlamento era stato breve, insolito per il primo ministro che tiene nell’ufficio a Gerusalemme i sei volumi di «La Storia della Seconda Guerra Mondiale» e da appassionato ammiratore di Winston Churchill ne studia l’oratoria. Poche frasi, nonostante gli assalti dell’opposizione, un appello alla coesione nazionale — «dobbiamo serrare i ranghi» — e il riferimento conclusivo alla festa di Purim: dal tramonto di domani celebra in maschera la regina Ester per aver sventato il piano del persiano Aman che voleva sterminare il popolo ebraico. «Alla vigilia di queste cerimonie dobbiamo essere uniti e, se Dio vuole, garantiremo l’eternità di Israele». Era una settimana fa. Benjamin Netanyahu già sapeva che il conto alla rovescia verso la guerra era iniziato, che l’ultimatum presentato dal presidente Donald Trump al regime iraniano aveva accelerato il decollo dei jet.
Iran, le ultime notizie sull’attacco di Usa e Israele in diretta
Gli israeliani hanno passato il sabato chiusi nei rifugi antimissile, le sirene a risuonare dal mattino




