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Perché l’uccisione di Khamenei è un altro schiaffo di Trump a Putin

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di Paolo Valentino

Il leader del Cremlino ha inviato le sue condoglianze al presidente iraniano, dopo l’annuncio della morte di Khamenei. Ma nulla di più

Se è vero che «gli amici si vedono nel momento del bisogno», allora Vladimir Putin ha clamorosamente fallito il test. Sabato mattina, nelle ore in cui Teheran veniva bombardata dai missili americani e israeliani, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiamato il suo omologo russo, Sergeij Lavrov, per chiedere aiuto. Ma l’unica cosa che avuto è stata la solidarietà e la promessa di un sostegno verbale, con una condanna dura ed esplicita dell’attacco.

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Mosca non crede o non può credere alle lacrime iraniane. Ieri, dopo la conferma della morte dell’ayatollah Khamenei, anche il capo del Cremlino ha seguito lo stesso copione di Lavrov: «La prego di accettare le mie più sentite condoglianze per l’assassinio della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyed Ali Khamnei, e dei membri della sua famiglia, commesso nella cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e della legge internazionale», ha scritto Putin in una nota al presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Khamenei, secondo il

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