di Rita Maria Stanca
L’intelligenza artificiale è ovunque. Nelle presentazioni ai board, nelle demo dei fornitori, nelle licenze acquistate “per non restare indietro”. Eppure, dietro l’entusiasmo, molti progetti si fermano prima di arrivare a destinazione
L’intelligenza artificiale è ovunque. Nelle presentazioni ai board, nelle demo dei fornitori, nelle licenze acquistate “per non restare indietro”. Eppure, dietro l’entusiasmo, molti progetti si fermano prima di arrivare a destinazione. Non è un problema di budget. In Italia, i numeri dell’Osservatorio del Politecnico parlano chiaro: il mercato è esploso, toccando 1,8 miliardi di euro. Ma se l’84% delle grandi imprese ha già gli strumenti in mano, solo una su cinque riesce a farli funzionare davvero. Perché? La risposta è scomoda: il collo di bottiglia non è nei server, ma nelle scrivanie dei manager. In Italia il mercato dell’AI nel 2025 ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, crescendo del 50% in un solo anno, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Le grandi imprese investono, la Generative AI entra negli uffici e l’84% ha già acquistato strumenti pronti all’uso. Ma l’impatto reale sul business resta diseguale. Il motivo? Sempre più spesso non è la tecnologia.
«L’AI funziona. Quello che manca




