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Perché il caffè è complesso come il vino ma nessuno lo racconta

Entrare in un’enoteca e chiedere un calice di Amarone della Valpolicella, magari azzardando addirittura l’anno di produzione, è un gesto che possiamo definire quantomeno diffuso. Appoggiarsi al bancone di un bar e ordinare «un Colombia Supremo, estratto a 92 gradi, con un profilo più spinto sull’acidità» è, al contrario, un’esperienza rara, per non dire da fantascienza.

Perché il caffè è complesso come il vino ma nessuno lo racconta

Caffè e vino condividono molti aspetti in comune, solo che il primo non è raccontato al meglio

Questo scarto culturale tra vino e caffè non è casuale, ma rappresenta il frutto di due percorsi di filiera che, pur gravitando per lunghi tratti in maniera speculare, hanno avuto, almeno per ora, esiti radicalmente opposti in termini di narrazione, consapevolezza e percezione del valore. Eppure, osservando con attenzione, questi due universi condividono un lessico, una struttura produttiva, nonché un rilievo a livello sociale, quasi sovrapponibile.

Specie, varietà e cultivar

Come nel vino distinguiamo la specie – ad esempio la Vitis vinifera o i suoi ibridi – e le varietà, che ne costituiscono l’identità genetica e sensoriale: Pinot Nero, Nebbiolo, Cabernet Sauvignon.

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I particolari chicchi di caffè Bourbon giallo

Così nel caffè, il parallelismo si sviluppa con le specie più note: Coffea arabica e Coffea canephora (la Robusta),

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