Tra le varie discipline alla ribalta delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, in questi giorni è il turno del salto con gli sci. Dove, in realtà, più che saltare, si cade, cercando però di rallentare la caduta il più possibile. È questa l’idea controintuitiva alla base della posizione a V, la tecnica che ha trasformato una disciplina olimpica in una dimostrazione spettacolare di fisica applicata. Fino agli anni ’80 i saltatori tenevano gli sci paralleli, convinti che fosse la posizione più aerodinamica. Tutto cambiò con lo svedese Jan Boklöv: iniziò a saltare con gli sci aperti a V, inizialmente quasi per errore. I giudici lo penalizzavano per lo stile “brutto”, ma i suoi salti erano incredibilmente più lunghi. Perché?
Il punto K e la vittoria della fisica sulla tradizione
Per capire la rivoluzione di Boklöv bisogna sapere come funziona il punteggio. Ogni atleta effettua due prove e la distanza viene misurata rispetto al punto K: un riferimento sul profilo del trampolino che indica la distanza “standard”. Atterrare sul punto K dà un punteggio base; superarlo regala bonus, fermarsi prima costa caro. A questo si aggiunge il voto di stile, assegnato




