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Per la GenZ l’informazione è digitale, per i Millenials resta centrale la tv

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di Aldo Grasso

Nella fascia d’età compresa fra 18 e 24 anni il digitale pesa per il 59% del tempo. La televisione non sparisce, ma si attesta al 41% del tempo

Come ha scritto Nando Pagnoncelli su questo giornale, uno degli elementi decisivi per il risultato del referendum sulla giustizia è stata la mobilitazione della generazione Z, quella dei più giovani, ovvero la fascia con età fra 18 e 24 anni, che ha votato per il 67,1% degli aventi diritto, col 58,5% di questi che hanno votato No.

Se rapportiamo queste percentuali ai dati Istat, possiamo dire che poco meno di 1,3 milioni di voti giovani sono andati al No e poco meno di 900mila voti sono andati al Si.

Ma, a questo punto, emerge una domanda più interessante: in che modo si è informata la Gen Z che è stata tanto decisiva?

Qui la questione politica si lega a quella delle fonti informative, in uno scenario di media che si sta trasformando profondamente, soprattutto nel rapporto fra televisione e mondo digitale.

Secondo l’analisi sviluppata da CeRTA con Sensemakers, nel 2025 il tempo speso dall’intera popolazione maggiorenne è ancora decisamente «televisivo»: 68% del tempo dedicato

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