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Partito, legge elettorale ed emergenza energetica: l’agenda per la «fase 2»

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di Francesco Verderami

Lo studio dei passi per «dare un segnale al Paese»

Sapeva che se avesse perso sarebbe iniziata la caccia alla volpe. Ora Giorgia Meloni dovrà capire chi le dà la caccia. A parte gli avversari del centrosinistra, infatti, dovrà verificare la solidità della maggioranza. Perché dopo il terremoto referendario le scosse di assestamento nelle forze di centrodestra hanno amplificato l’immagine di una coalizione in cui i rapporti interni sono fragili. Solo dopo potrà presentarsi al Paese con un percorso di fine legislatura.

Ma l’agenda è fatta. Intanto sa di dover dare subito dopo Pasqua una «registrata al partito», siccome è evidente la debolezza della struttura di FdI nei territori, che emerge soprattutto dall’analisi dei dati al Sud. Se è vero che «sotto Meloni niente», o quasi, la rissosità degli attuali dirigenti si combina con la necessità di dare rappresentanza a quel 30% del Paese che vota FdI. Inoltre si fa strada una riflessione sul distacco del mondo giovanile e sulla possibilità di trarre insegnamento dalle tecniche già adottate dal centrosinistra per avvicinarlo. Uno schema tipo «sardine di destra» servirebbe a creare un contatto con l’arcipelago teen.

Quanto al rapporto con gli alleati,

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