di Antonella Sparvoli
Il cambio di prospettiva potrebbe incidere su cura e prevenzione. In occasione della giornata mondiale (11 aprile) il punto sulla malattia
In occasione della Giornata mondiale (11 aprile) la malattia di Parkinson torna al centro dei riflettori non solo come patologia neurodegenerativa, ma anche come condizione sempre più complessa nella quale entrano in gioco numerosi fattori. Negli ultimi anni è stato infatti evidenziato un possibile legame tra Parkinson e disfunzioni metaboliche. Questo cambio di prospettiva potrebbe aprire scenari nuovi, sia sul fronte della prevenzione sia su quello delle terapie.
La possibile origine metabolica
La malattia di Parkinson è collegata alla degenerazione dei neuroni dopaminergici, cellule nervose che si trovano in un’area del cervello chiamata «sostanza nera» e che svolgono un ruolo molto importante nella regolazione dei movimenti, tramite un particolare neurotrasmettitore, la dopamina. Nella maggior parte dei casi le cause sono sconosciute, tuttavia si pensa che siano coinvolti fattori ambientali e genetici, ma non solo.
«Oggi il Parkinson viene osservato sotto una lente più ampia – osserva il professor Gianni Pezzoli, già direttore del Centro Parkinson dell’Asst Pini-CTO, presidente della Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson -. Non parliamo più soltanto di una malattia




