
di Renato Franco
L’attore protagonista a teatro del monologo «Sfidati di me»: «Uno spettacolo sulla crisi tra padri e figli, uno stimolo a porsi domande»
«Ho combinato un po’ di casini, non andavo bene a scuola, ero un ragazzino vivacissimo, per niente tranquillo. Però alla fine non credo di aver dato troppi pensieri ai miei genitori».
La cavolata più grossa?
«La più grossa non posso raccontarla».
Quella che si può raccontare?
«Avevo 17 anni e non avevo il foglio rosa. Mio padre torna a casa e dice: “Mi devo essere completamente rincoglionito: ogni giorno parcheggio la macchina e il giorno dopo mi sembra che sia posteggiata da un’altra parte”. La usavo io per fare i giri dell’isolato ma non ritrovavo mai il posto dove l’aveva messa lui».
Paolo Kessisoglu da più di 22 anni è passato dall’altra parte della barricata: da figlio a genitore, con tutto quello che comporta. Così ha scritto (con Giorgio Terruzzi) uno spettacolo, Sfidati di me, un monologo immaginato nella sala di attesa di un pronto soccorso che diventa un dialogo immaginario fatto di incomprensioni, insofferenze e amore incondizionato per il figlio. Attento al tema degli adolescenti con problemi di sofferenza psicologica, ha




