Avere un rapporto sano con il cibo è segno di consapevolezza. Ma quando l’attenzione per ciò che si mangia diventa ossessione, può trasformarsi in un problema clinico. È il caso dell’ortoressia, termine coniato 30 anni fa dal medico americano Steven Bratman per descrivere un comportamento patologico caratterizzato da un controllo eccessivo sull’alimentazione ritenuta salutare. Da allora l’interesse della comunità scientifica è cresciuto, con numerosi casi documentati che mostrano sintomi riconducibili a questo schema comportamentale.

Ortoressia, perché l’ossessione per la qualità del cibo può diventare pericolosa
«Non si tratta di essere informati o attenti nella scelta di cosa mettere in tavola, ma di sviluppare una diffidenza estrema verso il cibo, con la convinzione che perdere il controllo su ciò che si mangia possa danneggiare la salute» spiega la dottoressa Barbara Mingardi, psicoterapeuta di Humanitas Gavazzeni, in un approfondimento pubblicato da Humanitas Salute.
Cos’è l’ortoressia e perché non è una diagnosi ufficiale
Il termine ortoressia deriva dal greco: orthos significa “giusto, corretto”, mentre orexis indica l’appetito. Nonostante l’etimologia richiami l’idea di una cura scrupolosa dell’alimentazione, il disturbo non è ancora riconosciuto ufficialmente come diagnosi. Non compare infatti nel “Manuale diagnostico e statistico dei




