
di Francesco Crippa
La ricerca promossa dal Parco naturale e sviluppata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dall’Università di Sassari
Orso sì, orso no. Quando si parla di grandi carnivori, in particolare di plantigradi, il dibattito finisce spesso per appiattirsi su questi due estremi. Da una parte, l’accettazione totale della convivenza tra uomo e animale all’interno di un ecosistema in cui deve essere proprio l’uomo a doversi «adattare». Dall’altra, il rifiuto, altrettanto totale, di quella convivenza, ritenuta impossibile e inaccettabile. Sono le voci più forti e quindi più polarizzanti, ma sono anche quelle che isteriliscono la discussione, perché la inquinano con posizioni che non portano a una soluzione del problema. Per quanto rumorosi, però, i due opposti estremismi non esauriscono il dibattito, anzi rappresentano una parte minoritaria delle posizioni in campo.
A renderlo noto è una ricerca promossa dal Parco naturale Adamello-Brenta e sviluppata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dall’Università di Sassari, i cui risultati sono stati presentati ieri a Carisolo, nel corso del convegno «Opinioni. Il pensiero delle comunità su orsi e lupi». Un lavoro durato due anni in cui, prima ancora di provare a delineare una risposta, si è cercato di mappare la diversità




