di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Spesso le persone non sanno quanto valgono oro, gioielli e diamanti che possiedono: l’analisi di Dovi Alter, ceo di Auctentic, per capire come muoversi e quali errori evitare
Il portagioie è lì da almeno mezzo secolo, nella camera da letto che fu di mia nonna, sopra un comò troppo pesante per essere spostato e troppo vecchio per essere buttato, ma resiste eroicamente al lavoro incessante delle tarme. Dentro quella scatola ci sono catenine con piccole effigi religiose, un paio di orecchini con pietre colorate, spille che nessuno saprebbe più come indossare e l’anello nuziale del primo matrimonio di mio nonno. Oggetti usciti dal gusto da decenni, ma non dalla storia familiare. Nessuno li mette più. Nessuno, però, riesce davvero a liberarsene.
Ma la domanda prima o poi arriva. Che farne?
Per generazioni gli italiani hanno accumulato, chi più chi meno, oro, gioielli qualche orologio, quasi una forma parallela di risparmio domestico. Un patrimonio silenzioso, spesso invisibile perfino ai proprietari. Più memoria che investimento. Più tradizione che finanza. Secondo Dovi Alter, ceo e co-founder di Auctentic, società europea specializzata nella valutazione e nel riposizionamento di beni di lusso privati, il fenomeno ha dimensioni enormi. «Le



