di Marco Sabella
Il pericolo di un ritorno dell’inflazione sfata il mito di una «protezione» assoluta di oro e argento contro le crisi geopolitiche
Si succedono le giornate negative per le quotazioni dell’oro – un tempo considerato il «bene rifugio» per eccellenza – reduce da un mese di passione con smottamenti di prezzo anche superiori al 10% in una sola seduta (il 23 marzo scorso), poi faticosamente e parzialmente recuperati. Oggi, 26 marzo, il prezzo del metallo si è assestato a 4.424 dollari l’oncia, con un calo del 2,5% rispetto alla seduta precedente e in controtendenza rispetto ai tentativi di rimbalzo seguiti al tracollo dei prezzi di lunedì 23 marzo.
Che cosa sta succedendo? Perché il valore dell’oro e degli altri metalli preziosi continua a scendere in un momento in cui – a causa della crisi internazionale e della guerra in Iran, tutt’altro che in fase conclusiva – ci si aspetterebbe invece un nuovo balzo in avanti dei prezzi? E soprattutto, si tratta di un calo momentaneo?
L’analisi di un trend
«Le aspettative per quanto riguarda la valenza di oro e argento come beni rifugio in tempi di guerra sono state assolutamente smentite, così come da programma e così




