
di Nicolò Fagone La Zita
L’ufficio studi di Api Torino: «Nel 30% delle Pmi c’è ancora la Cig»
I segnali di recupero non mancano, ma non bastano ancora a dissipare le incertezze. Le imprese torinesi chiudono il 2025 con indicatori in miglioramento e guardano ai primi sei mesi del nuovo anno con un cauto ottimismo, senza però abbassare la guardia. Molte pensano di investire, ma tante altre dovranno comunque continuare a ricorrere agli ammortizzatori sociali. È il quadro che emerge dall’indagine congiunturale di fine anno realizzata dall’Ufficio Studi di Api Torino, che fotografa una ripresa fragile, condizionata da un contesto economico e geopolitico complesso.
La coda positiva del 2025
Nel secondo semestre produzione, ordini e fatturato hanno continuato a recuperare terreno. Il saldo degli ordini è risalito a -2,4% dal -26,8% del semestre precedente; il fatturato ha raggiunto una sostanziale stabilità (0% contro -21,2%), mentre la produzione resta negativa (-6,8%) ma con una flessione molto più contenuta. «Siamo di fronte a un miglioramento graduale degli indicatori congiunturali, che però non consente ancora di parlare di una vera inversione di tendenza», spiega Fabio Schena, responsabile dell’Ufficio Studi di Api Torino. Accanto ai dati positivi, infatti, persistono criticità strutturali. Quasi




