
di Paolo Valentino
La telefonata tra i due a ottobre: «Sono il topo che aiuta il leone»
Come Pier Paolo Pasolini, lo abbiamo sempre saputo. Sapevamo perfettamente che tra Vladimir Putin e Viktor Orbán ci fosse un legame di ferro, un rapporto scellerato tra padrone e servo, dove il tribuno magiaro fungeva da «utile idiota», quinta colonna del dittatore russo nel cuore dell’Unione europea. Lo abbiamo sempre saputo, ma non avevamo le prove.
Non più. Conferma i peggiori sospetti la trascrizione della telefonata, avvenuta il 17 ottobre 2025 tra Putin e Orbán e svelata da Bloomberg, dove il premier ungherese gli dice di essere al suo servizio e promette di aiutarlo per risolvere la crisi ucraina, iniziando dall’organizzazione di un vertice tra lui e Trump a Budapest, summit poi cancellato dal presidente americano.
È un documento inquietante, non solo per la sostanza criminale di un capo di governo dell’Ue che fa aperta intelligenza col nemico, fra l’altro perseguito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale. Ma anche per il tono servile e untuoso, col quale Orbán si rivolge al suo «master», che risponde con studiata condiscendenza.
«Vladimir, prima di tutto è un grande onore per noi. Siamo




