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Openda e il flop alla Juve: “Non si giocava in profondità e Vlahovic teneva per sé il pallone…”

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L’attaccante belga sta rinascendo col Lione di Fonseca. Ma sul passato bianconero niente rimpianti: “In altre circostanze sarebbe andata meglio, l’esperienza in Serie A non è stata un’errore. In Francia ho trovato un luogo sano”

A Lione, ha ritrovato il sorriso e il gol, Lois Openda. Tutto quel che aveva perso alla Juventus, finendo rapidamente ai margini, chiuso dall’egoismo calcistico di Vlahovic e dai limiti tattici di una squadra che “non gioca la profondità”. Almeno la pensa così il belga, sbarcato in prestito alla corte di Fonseca: “Un luogo sano”, sottolinea parlando con l’Equipe l’attaccante, comunque sotto contratto con i bianconeri fino al 2030.

ABITUDINE—  

“Nell’estate del 2025 – racconta Openda – parlai con Damien Comolli, allora presidente del club, che mi spiega come intende utilizzarmi in un campionato non facile. In Italia, la squadra che sfrutta bene la profondità è l’Inter, e la Roma sta solo iniziando a capirlo”. Non di certo, la Juventus dove le difficoltà sono varie: “L’allenatore mi voleva, ma nel mio ruolo c’erano Vlahovic e David. Avevo complementarità con David, (…) ma la squadra non era abituata a giocare con un giocatore di profondità e Vlahovic teneva per sé la palla”.

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