di Lorenzo Cremonesi
La fotografia del suo volto insanguinato fu il simbolo degli orrori commessi dalle armate russe: «Non avrei mai pensato che potessero attaccarci. Non potrò mai dimenticare il senso di impotenza»
«Non avrei mai pensato che i russi potessero attaccarci come fecero. Le prime esplosioni furono uno shock spaventoso. La mia casa qui a Chuguiv si trovava vicino a un campo d’aviazione dell’era sovietica, si chiama Aviator e le bombe colpirono la pista d’atterraggio a 500 metri dal mio letto. Erano le cinque della mattina, due ore dopo una seconda bomba ha sventrato il mio appartamento e cambiato per sempre la mia vita», racconta per telefono Olena Korylo.
Oggi ha 56 anni la donna con il volto insanguinato, una grande benda sulla fronte e le labbra segnate dalle schegge, la cui fotografia scattata in un ospedale locale fu allora il simbolo degli orrori commessi dalle forze armate di Vladimir Putin contro la popolazione ucraina già nelle prime ore dell’invasione.
Olena ci parla da un appartamento poco lontano dal suo. «Quello vecchio è in rovina e non ho i soldi per ripararlo. Però sono voluta tornare a Chuguiv, sebbene i




