di Giuliana Ferraino
Secondo il nuovo Rapporto sulle stime economiche negli Stati Uniti l’indice dei prezzi volerà fino al 4,2% nel 2026, complicando il nuovo mandato di Kevin Warsh alla Fed
Nel nuovo Outlook dell’Ocse, l’inflazione torna al centro dell’economia globale, ed è il fattore che rischia di rimettere in discussione l’intera traiettoria delle banche centrali. Non è solo una revisione di stime. È un cambio di scenario.
A cambiare il quadro è lo shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente. Nei Paesi del G20 l’inflazione attesa per il 2026 sale al 4%, 1,2 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di dicembre. Negli Stati Uniti il dato è ancora più netto: 4,2%, il più alto tra le economie avanzate.
L’Ocse si colloca sopra le stime della Federal Reserve e di molti analisti perché assume uno shock energetico più persistente e incorpora effetti ancora in corso dei dazi americani. A questo si aggiunge un mercato del lavoro già sotto pressione, che rende più difficile assorbire nuovi aumenti dei costi.
Il risultato è uno scenario più complesso: crescita più debole e inflazione più alta. L’economia globale rallenta dal 3,3% al 2,9% nel 2026. L’eurozona resta




