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Nuovi colpi iraniani su Arabia Saudita, Kuwait e Qatar. Doha: «A rischio le forniture energetiche all’Italia»

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di Francesco Battistini

Il ministro degli esteri di Teheran: «Nessuna moderazione finché ci attaccheranno». Gli Stati del Golfo chiedono agli Stati Uniti più armi per difendersi e il Pentagono sblocca 16 miliardi di dollari

DAL NOSTRO INVIATO
DUBAI – «Almeno smettete di bombardare mentre parliamo…». Riad, ore 11. Si stanno ascoltando al telefono da tre minuti. Da una parte c’è Hakan Fidan, il ministro degli Esteri turco, appena atterrato in un salone riservato dell’aeroporto per incontrare i capi sauditi e gli sceicchi del Golfo. Dall’altra parte del filo, nascosto in un bunker di Teheran, c’è Abbas Araghchi, il suo collega iraniano. La Turchia sta lavorando sodo, per spegnere i nuovi incendi nel Golfo. E questa telefonata può smuovere qualcosa.

D’improvviso, passano a Fidan un’agenzia: gl’iraniani hanno bombardato la raffineria di Yanbu, sul Mar Rosso. Il turco fatica a trattenersi: «Io capisco le vostre emergenze strategiche — sbotta —. Ma almeno non inviate i missili proprio qui, in Arabia Saudita! E mentre è in corso la riunione!». «Finché verranno centrati i nostri interessi energetici», è la gelida risposta d’Araghchi, «non mostreremo alcuna moderazione».

Dare gas alla guerra. Togliere aria al dialogo. Pigiando sull’acceleratore degli attacchi e senza curarsi

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