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Non solo Hormuz: così l’Iran allarga il tiro della guerra del petrolio e raggiunge anche il «mediatore» Oman

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di Guido Olimpio

Colpi a est dello stretto di Hormuz, dove si trovano depositi e porti strategici. Nel mirino le navi cisterna. Sotto attacco anche il Sultanato (che ospita basi britanniche)

La sfida su Hormuz va oltre le forche caudine dello Stretto. Lo rivelano i precisi strike iraniani sugli impianti per il greggio a Fujairah, uno dei sette mini-Stati che compongono gli Emirati, e contro le petroliere nel Golfo di Oman. Bersagli a oriente del passaggio marittimo oggi sotto una minaccia costante.

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I colpi dei pasdaran servono a compromettere quanto più possibile le esportazioni petrolifere incidendo sulla logistica, sui trasporti, sui depositi. Chiara l’attenzione su Fujairah, punto di arrivo della pipeline che evita, per via terrestre, Hormuz. La sola a rappresentare un’alternativa insieme a quella che dall’Arabia Saudita porta a Yanbu sul Mar Rosso e che negli ultimi giorni ha visto aumentare il flusso. 

Altrettanto seri i tiri riservati alle navi-cisterna, al fine di costringere le compagnie a stare alla larga: non possono entrare nel Golfo e, allo stesso tempo, hanno da temere se accostano a Fujairah. La geografia, mai così rilevante, aiuta le mosse della Repubblica

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