
Cosa è successo al Noma di CopenhagenIl Noma di Copenaghen, fondato da René Redzepi e tra i migliori ristoranti al mondo, è finito al centro dell’attenzione per accuse di ex collaboratori rilanciate da Jason Ignacio White, ex responsabile del Noma Fermentation Lab. Le testimonianze descrivono un ambiente di lavoro segnato da turni estenuanti di 14-16 ore, pause minime e stagisti non retribuiti impegnati nella raccolta delle materie prime. Alcuni ex dipendenti raccontano episodi di aggressioni fisiche e verbali: «Sono stato preso a pugni in faccia durante il servizio», «René mi dava pugni nelle costole per aver abbassato la produttività», oltre a minacce rivolte ai colleghi per aumentare il ritmo di lavoro. Utensili e pass aperti sarebbero stati talvolta usati come strumenti di intimidazione. Diversi membri della brigata avrebbero riportato stress fisico e psicologico, fino a diagnosi di disturbo post-traumatico. Le denunce mettono in discussione il modello dell’alta cucina nordica, evidenziando come il prestigio del ristorante internazionale possa diventare, di fatto, parte del compenso simbolico per condizioni operative durissime.
Noma: il pugno che rompe il mitoNoma: pugni alle costole, urla, turni disumani. L’alta cucina deve cambiare: stage pagati, divieto assoluto violenza, denunce protette, rispetto come norma. Fine dell’eccellenza tossica.
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