
di Massimo Sideri
La motivazione dell’Accademia delle scienze di Stoccolma: «Contributi decisivi nell’osservatorio IceCube e la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica»
C’è anche un po’ di storia italiana nel nuovo premio Nobel per la Fisica 2026 per la scoperta di un «messaggero fantasma dallo spazio» da parte del professor Francis Halzen. Si tratta dei neutrini ad alta energia che sono dei «messaggeri di informazioni da altre galassie», catturati grazie a un «blocco di ghiaccio» al Polo Sud come spiegato durante il sempre compassato e rituale annuncio dell’Accademia delle scienze di Stoccolma dove il massimo dell’entusiasmo ammesso viene mostrato con un guizzo intellettuale degli occhi mentre si pronuncia il nome del nuovo laureato. Tutto è elegante, come se fossimo nel Novecento. E non guasta.
Il legame italiano è con il premio Nobel Enrico Fermi a cui dobbiamo lo stesso termine di «neutrino», in sostanza un piccolo neutrone. Non è un caso che in tutte le lingue sia rimasto il lemma italiano coniato nel 1932. Il neutrino, in realtà, era stato introdotto ante litteram da Wolfang Pauli due anni prima per cercare di spiegare la perdita di energia nel passaggio del cosiddetto decadimento beta, importante per comprendere




